Angela Frattolillo presenta “Elisabetta Sirani – Il genio e la grazia nel Seicento bolognese”

L’autrice ospite della Quadreria di Bologna parla del libro dedicato alla pittrice bolognese

Presentazione del libro Elisabetta Sirani La Quadreria

Nel tardo pomeriggio dello scorso venerdì 24 maggio si è tenuta la presentazione del volume Elisabetta Sirani – Il genio e la grazia nel seicento bolognese presso la Quadreria di asp città di Bologna, riproponendo la fruttuosa collaborazione con il Gruppo Persiani Editore.

La piccola e deliziosa saletta delle mappe con le pregiate stampe tardosecentesche delle terre allora conosciute, ha fornito lo sfondo ideale alla coinvolgente e a tratti commovente dissertazione dell’autrice Angela Frattolillo, apprezzata docente e dirigente scolastica cui il pensionamento non ha impedito di continuare a dedicarsi all’antica passione per l’Arte e per gli Studi.

L’anziana signora dalla folta chioma canuta e levigata, autorevole fin dall’aspetto esteriore, è riuscita con la sua straordinaria cultura enciclopedica e le indiscutibili doti affabulatorie a sollecitare per un’ora intera l’interesse dei presenti, nonostante molti di loro non siano arrivati in tempo per accaparrarsi un posto a sedere essendosi la saletta riempita in breve tempo.

L’avvincente storia dell’artista raccontata dall’autrice

Alternando il racconto dell’intrigante avventura umana di Elisabetta Sirani con la rievocazione dei non meno curiosi aneddoti sul lungo e meticoloso lavoro d’archivio da lei condotto, la Frattolillo ha illustrato a grandi linee il percorso intrapreso all’interno del volume che mescola due differenti generi letterari. Esso si configura innanzitutto come un catalogo della produzione artistica italiana e bolognese e della formazione di Elisabetta. Ma è anche un saggio che analizza il complesso ma vivace contesto storico, politico, sociale e culturale della Bologna di metà del XVII secolo, da cui è derivato uno straordinario impulso per tutte le espressioni e manifestazioni artistiche e l’affermazione di un numero esiguo ma comunque significativo e ben documentato di donne.

Grazie al modo di parlare per immagini, compassato e carezzevole, accompagnato dalla gestualità molto pronunciata delle braccia, mai goffa o fuori luogo, è stato facile fare un tuffo  nella Bologna secentesca e sentirsi immersi e un poco costretti dalle strette maglie e la bieca morale controriformista, dove la giovane Elisabetta appena ventenne si trovò a vivere ed operare, oberata anche dal pesante fardello lasciatogli dal padre, pupillo di Guido Reni, che costretto a letto da una brutta malattia non poté più provvedere al sostentamento della famiglia e della bottega, compresi i suoi numerosi allievi ed assistenti.

L’arte di Elisabetta e la Madonna col bambino

Gli occhi della Frattolillo, che talvolta si socchiudevano come ad immedesimarsi totalmente nel corpo e nell’anima della sua adorata pittrice, tradivano l’amore quasi materno, la solidarietà femminile e la grande stima per la vicenda umana prima che artistica della Sirani. A più riprese se ne è sottolineato il carattere volitivo, l’orgoglio ed il coraggio quasi virile che convivevano nel corpo della giovane affianco ad una spiccata sensibilità, emotività e meticolosità tutta al femminile. Elementi distinti, opposti ma compresenti che hanno reso uniche ed irripetibili tutte le numerosissime opere di Elisabetta, sempre e comunque orgogliosamente contrassegnate dalla sua firma.

L’ammirazione della studiosa si è chiaramente disvelata descrivendo i molteplici dipinti raffiguranti figure femminili mitologiche, temi già ampiamente trattati che la Sirani riesce a rivisitare in maniera totalmente nuova e atipica, apportando poche, sottili ma significative varianti: emblematico il caso della Giuditta, di cui viene  esaltato lo spessore morale e politico lasciando così in secondo piano l’atto cruento della decapitazione attorno a cui ruotavano tutte le precedenti raffigurazioni dell’eroina, basti pensare all’opera caravaggesca.

A felice conclusione dell’evento, la Frattolillo ha recitato le toccanti parole latine che compongono l’epigrafe della cappella in San Domenico Maggiore, dove fu deposta la fanciulla, la stessa in cui fu tumulato il sommo Guido Reni.

L’autrice si è poi resa disponibile ad autografare le copie del volume acquistabile in loco oltre  che a rispondere alle domande di coloro che non sazi dell’ora di erudizione, chiedevano ulteriori delucidazioni e curiosità sull’artista bolognese forse troppo sottaciuta dalla storia dell’arte.

Prima di lasciare il museo, obbligatoria è stata la sosta dinanzi al dipinto riprodotto in copertina ed esposto nella quarta sala della Quadreria, accanto ad altre incantevoli opere coeve. Una Madonna col bambino il cui fascino rendeva facilmente comprensibile la predilezione della studiosa per l’artista e la scelta di dedicarle anni di lavoro ed un intero volume. Il suggestivo e raffinato gioco di ombre e bagliori che sapientemente illumina il tenero e intensissimo sguardo della vergine rivolto al figlioletto stretto dal braccio materno, sguardo divino e al tempo stesso umano troppo umano, fa vibrare sulla tela tutta la grandezza, la sofferenza, i silenzi e la nobiltà d’animo di Elisabetta Sirani, il genio e la grazia nel Seicento Bolognese.

La redazione – Claudia Granatelli

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